EDDY MERCKX, IL CANNIBALE

Quando si parla di grandi atleti, stabilire quale sia il più grande è sempre molto complicato. Nel ciclismo, però, esiste un nome capace di mettere d’accordo più o meno tutti, e quel nome è quello di Édouard Louis Joseph Merckx, più semplicemente (e meglio) noto come Eddy Merckx o, se preferite, il cannibale.

Nella sua lunga carriera in sella ad una bicicletta, Merckx ha vinto cinque volte il Giro d’Italia e altrettante il Tour de France, completando il tris delle grandi corse a tappe con un successo alla Vuelta di Spagna. Non solo, è stato in grado di vincere almeno due volte tutte le classiche più importanti, oltre a laurearsi per ben tre volte campione del mondo e a battere il record dell’ora.

Giro d’Italia

Eddy Merckx, i primi passi del campione

Eddy Merckx nasce il 17 giugno del 1945 a Meensel-Kiezegem, minuscolo paesino (poco più di 1.200 abitanti) del Belgio. A differenza di molti altri fenomeni delle due ruote della sua era, l’infanzia di Eddy è piuttosto agiata. Per lui, la bicicletta era soltanto uno dei molti modi con cui avrebbe potuto vivere la sua vita, sicuramente il preferito.

Dopo aver dimostrato alla madre, piuttosto titubante, che poteva diventare un ciclista professionista, vincendo diverse gare amatoriali, la famiglia Merckx decide di supportare pienamente il figlio. Nel 1964 arriva il primo grande successo, il campionato mondiale amatoriale, seguito l’anno dopo dal primo contratto da professionista contro la Solo-Superia di Rik van Looy, soprannominato “l’Imperatore”.

La carriera del belga fa il primo salto di qualità nel 1966, quando passa alla Peugeot e vince la Milano-Sanremo. Questo sarà soltanto il primo di sette successi nella classica italiana, che hanno fatto di Eddy Merckx il recordman davanti al nostro Costante Girardengo (fermo a 6). E chissà se qualche volta il Cannibale avrà festeggiato sedendosi al tavolo del blackjack del Casinò Municipale.

Dopo due anni viene messo sotto contratto da un team italiano, la Faema: con quella maglia, il belga si porterà a casa il suo primo Giro d’Italia alla sua prima partecipazione.

Un campione non sempre amato

Succede spesso così. Quando un atleta domina in uno sport per tanti anni, lasciando soltanto le briciole agli avversari, in molti cominciano a guardarlo con occhi diversi. Invidiosi, forse. Il pubblico, specialmente quello francese, non gli perdonava il fatto che corresse il Tour da dominatore, impedendo agli atleti transalpini di salire sul gradino più alto del podio.

Nel 1973, Merckx salta la Grand Boucle per concentrarsi sulla Vuelta di Spagna, e in Francia esultano quasi tutti. Ma il culmine dell’odio dei francesi verso il belga arriva due anni più tardi. Nel 1975, durante un arrivo in salita, Merckx viene colpito ai reni da un pugno che gli causa dei seri problemi di salute. Probabilmente Thevenet avrebbe vinto lo stesso quell’edizione del Tour, ma di fatto fu la prima volta che Eddy non vinse un grande giro dal 1969 (ovviamente quelli a cui aveva partecipato).

Tour de France

Anche tra i colleghi, Eddy Merckx scatenava invidie e gelosie. Quando il belga correva ancora tra gli amatoriali, i grandi ciclisti dell’epoca, tra cui lo stesso van Looy e Jacques Anquetil, tenevano le redini cercando di mantenere lo status quo: i ciclisti che vincevano “quando non dovevano vincere” venivano allontanati e facevano fatica a trovare squadra. Il motivo era di natura economica: leggenda vuole che van Looy non volesse neppure correre, senza prima vedere un bell’assegno.

Merckx, invece, era motivato da qualcosa di più importante (per lui) dei soldi: lui voleva solo vincere, convincere, dominare, diventare il più grande ciclista di tutti i tempi. Senza se e senza ma.

Un cannibale… anche nei dettagli

Eddy mangiava, beveva e respirava ciclismo. Quando correva, lo faceva solo per vincere, con un’ossessione quasi maniacale. Per lui, nessun dettaglio era troppo piccolo: una regolazione in più o in meno, un pezzo di ricambio, il giusto abbigliamento, nulla veniva lasciato al caso. Aveva un garage con oltre 200 tubolari di ricambio, tanto per dirne una.

Patrick Sercu, ciclista dell’epoca, una volta raccontò una storia che dimostra la meticolosità a livelli ossessivi del cannibale. Il giorno prima della Liegi-Bastogne-Liegi, il tempo è dei peggiori: piove e nevica senza soluzione di continuità, le condizioni peggiori per andare in bicicletta. Sercu sta risalendo la strada in macchina, quando ad un certo punto vede un ciclista, solitario: è Eddy Merckx.

Il cannibale si stava facendo 100 chilometri verso Liegi, completamente da solo, perché qualche giorno prima non era riuscito a vincere la Freccia Vallone. Volete sapere come andò quell’edizione della Liegi-Bastogne-Liegi? Al traguardo, Eddy Merckx arrivò con oltre 5 minuti di vantaggio rispetto al secondo classificato.

Alcuni dei momenti più esaltanti della carriera del cannibale sono arrivati in condizioni atmosferiche da tregenda. Sembrava che il belga riuscisse addirittura a moltiplicare gli sforzi, quando il tempo era freddo e umido. Mentre i suoi avversari ciondolavano a testa bassa sotto la pioggia, lui si toglieva il cappello e volava.

E vinceva, oh se vinceva.